Passaggio a Sud/Est
articolo apparso sulla Rivista del CAI maggio giugno 2003
Creste e pareti del versante sud del pizzo Cengalo, il gigante di
granito delle Alpi Centrali, fratello meno noto, ma non meno attraente,
del Pizzo Badile. Proposte nuove e inedite confezionate con un gioiello
conosciuto di intramontabile bellezza, lo Spigolo Vinci.
Dello spigolo Vinci al Cengalo molto avevo
sentito parlare. Avevo sognato guardando le foto di scalata. Quando
finalmente lo percorsi con due amici rimasi stupefatto dalla bellezza
dell’arrampicata, pari al disegno superbo della linea di salita. Alfonso
Vinci, figura leggendaria di alpinista e uomo d’avventura in tutti i
sensi, ha lasciato una traccia importante, con un tocco leggero da
grande artista. L’abile penna di Andrea Gobetti così lo descrive: “…La
via è evidente, un filo di cresta affilatissimo dove ci si solleva tra
picchi e strapiombi impressionanti. In arrampicata libera superando
passaggi allora estremi, dove l’enorme esposizione sul vuoto s’allea con
le difficoltà tecniche per dare il sigillo dell’indimenticabile alla
scalata… è itinerario di gran classe, un diamante che sfida il tempo e
le migliorie della tecnica alpinistica, capace d’illuminare con la luce
gialla e nera del granito i ricordi di chi ha avuto il coraggio di
raccoglierlo e metterselo in tasca.1
.
I morbegnesi Bertarelli, Dell’Oca e
Mossini, molto attivi nel Màsino, aprono nell’estate del '62 una via
diretta alla Punta Angela da sud/ovest, con abbondante uso di chiodi a
pressione nel tratto più impegnativo. Non poteva mancare una via
moderna: nel '94 Paolo Vitali, sicuramente il maggior apritore di questo
tipo di itinerari sul granito del Masino, traccia Carosello, con
l’uso di pochissimi spit. La via è molto bella e ripetuta e costituisce
anche l’itinerario di discesa più comodo per le vie che raggiungono la
sommità della punta Angela. Anche Luca Maspes, detto Rampikino, ha la
sua via sul versante sud del Cengalo, anzi due. La prima la apre con
Cristiano Perlini, sulle orme di un gruppo di Cecoslovacchi che un
decennio prima avevano salito il bel pilastro rosso, sul versante est,
sotto il “Vinci”( via Orange Monolite ). I due tracciano in giornata
sulle attraenti fessure del pilastro “Dalai lama”.
Successivamente Rampik torna in elicottero alla base della parete con
Jacopo Merizzi e il cliente Ubaldo Pasqualotto, per la verità un cliente
un po’ speciale, nel senso che Ubaldo è un alpinista con un curriculum
straordinario. Percorrono il diedro evidentissimo a sinistra
dell’itinerario precedente. Non poteva che essere il “Gran Diedro”.
Io sono grato a queste vie, perché è stato in occasione della veloce
ripetizione di Dalai Lama ( poco meno di 3 ore con Teo Colzada )
che ho avuto modo di ammirare il versante est della prima Torre che
sostiene il lungo spigolo s/w del Cengalo e vedere delle possibili linee
di salita. Finalmente con Marco, dopo aver ripetuto il giorno prima Carosello, attacchiamo nell’aria pungente del mattino, una bella
fessura che sembra uscire dal pianoro nevoso sottostante la parete.
L’arrampicata è gradevole, come pure la roccia. Siamo accompagnati nel
nostro salire da un picchio muraiolo che, con il suo curioso modo di
rimanere in aria sbattendo le ali velocemente, ci suggerisce come
dovremo chiamare l’itinerario. Nella parte alta un’ostica fessura mi
impegna a fondo e devo metterci tutto quello che ho (friends e bicipiti) per rimanere ancorato al mio sogno. Una volta sulla cima della torre,
la soddisfazione è grande per aver tracciato una linea che da sotto
avevamo solo immaginato. Siamo riusciti a salire utilizzando unicamente
protezioni veloci (nuts e friends) e pochissimi chiodi normali che
abbiamo lasciato infissi. Salire proteggendosi da sé è sempre una grande
soddisfazione, l’importante è fidarsi ciecamente di tutti gli aggeggi
che si incastrano nella roccia. (Sempre che lo si riesca a fare in modo
sicuro) Alla sera in rifugio siamo euforici e Mimmo, il simpatico
gestore, ci fa i complimenti. All’imbrunire giunge alla Gianetti anche
il mio amico Teo (Colzada) con dei clienti. Hanno percorso
l’affascinante spigolo nord del pizzo Badile. Al tavolo racconto a Teo
della bella avventura sulla Torre del Cengalo e lo invito a essere con
noi il giorno seguente per un’altra linea di fessure parallela a quella
esplorata oggi. Il giorno dopo, pure lui, è attaccato alla bella roccia
di quella che non potevamo che chiamare: “
Le fessure del
desiderio”.
La via infatti è essenzialmente su fessure e lame appena accennate.
Nella parte finale uno splendido specchio di granito rosso verticale è
tagliato come da un ciclopico coltello in tre fette. Prima saliamo la
fessura centrale che è anche la più logica conseguenza dei tiri di corda
sottostante. Dopo questa entusiasmante arrampicata, ci caliamo alla
sosta alla base e percorriamo anche la più difficile e sinuosa fessura
di destra.
Scendiamo dal versante ovest, più basso, dove il giorno prima ho
lasciato attrezzate due doppie. Siamo felicissimi per la via tracciata e
ci domandiamo come mai nessuno prima di noi avesse degnato di attenzione
questa breve ma attraente parete di granito. Un paio di mesi più tardi
la Torre ha anche la sua via moderna. A tracciarla non poteva che essere
Manlio Motto ( il più fecondo confezionatore di vie moderne della
penisola credo ) che, in una trasferta nelle Alpi Centrali, con il
solito Rampik e Giò Ongaro, disegna Don Carlos, lasciandosi dietro
(fortunatamente per i ripetitori una bella fila di spit sulla
placca iniziale. Arrivati alla base dello specchio finale con fessure,
Rampik, sapendo delle nostre vie, chiede lumi via radio al rifugista.
Mimmo, con la mia relazione alla mano, dice di tenersi a sinistra che
c’è ancora spazio. Così anche la terza spaccatura, viene percorsa dalla
famosa cordata. Strano destino, essere ignorata per lunghi anni,
nonostante la vicinanza di rifugi e vie superclassiche molto ripetute e
di colpo, nel giro di una stagione, scoprirsi tanti corteggiatori!
Insomma, dimenticata per decenni, questa “piccola” parete nel corso di
un’estate sola ha conosciuto le carezze dei friends e il morso degli
spits. Nel febbraio 1998, con Paolo Paggi percorro la val Porcellizzo
con sci e zaino pesante alla volta della Torre. Il nostro obiettivo è Don Carlos. E’ inverno, ma si sta bene con questo sole, arrampicare
è un vero piacere. In giro non c’è anima viva e l’ambiente è ancora più
selvaggio e remoto, almeno così mi sembra. Bisogna solo fare attenzione
a non farsi male, perché Mimmo non è al rifugio e il cellulare non
prende (come del resto si conviene ad un luogo d’avventura ).
L’arrampicata è fantastica e le protezioni ottime, anche se il passo
obbligato del primo tiro mi sembra più imparentato con il 6c che con il
6b. Ma a parte tutto ci divertiamo un sacco e scendiamo veloci con gli
sci, quasi in modo elegante, nonostante il peso sulle spalle. All’ora
del the siamo a S. Martino. Ma non è finita, perché l’inverno successivo
( 99), sono alla Gianetti al mattino presto con il solito Paolo. Sci ai
piedi e la compagnia di zaini abominevoli con dentro tutto quello che
serve per una vacanza lunga.Quel giorno stesso, stremati dal lungo e
faticoso viaggio, riusciamo “solo” a ripetere Le Fessure
del
desiderio. Un vento artico e tagliente ci accompagnerà tutta la
giornata facendomi anche volare via il bel casco nuovo in espanso che
sfortunatamente si era sganciato. Il contenuto delle borracce, che
diventa solido nonostante un bel sole ci accompagni e una notte molto
fredda al bivacco, ci fanno desistere dal progetto di percorrere il
giorno dopo Dalai Lama o Gran diedro. Sulla cima del
Badile turbini di neve come polvere avvolgono il cielo blu cobalto. Ci
avviciniamo ugualmente alla parete, anche solo per scaldarci. In inverno
le luci sono differenti e permettono di vedere cose diverse. Infatti una
serie di fessure subito a destra della via di Motto e C. sembrano
invitarci a salire. Il vento non concede tregua e prima di attaccare ci
riproponiamo di scendere se fosse troppo freddo. Detto fatto saliamo
velocemente per una sottile spaccatura con un tratto molto atletico e
approdiamo su una bella placca con lame superficiali. In alto un
attraente diedro color ocra si fa scalare con bei movimenti. Cerchiamo
di non pensare troppo al vento e percorriamo la fotogenica fessura
finale di Don Carlos. Dopo un’autoscatto di vetta con i nasi rossi dal
gelo, buttiamo le doppie. Sono poche e ben attrezzate, ma, essendo sullo
spigolo, esaltano la potenza del vento che fa girare le corde in aria,
tanto da ricordarci il vento patagonico. Alla fine questa sarà
Maloviento, in onore di Eolo signore di tutti i venti.
Dove sistemarsi/Accessi
La
Valmasino, ormai molto conosciuta nel mondo dell’arrampicata e
dell’alpinismo, si raggiunge da Milano tramite superstrada fino a Colico
e quindi prendendo a destra per la Valtellina. Poco dopo Morbegno, nei
pressi di Ardenno si svolta a sinistra entrando in Valmasino.
Raggiungere S. Martino, ultimo paesino e quindi proseguire oltre
lasciando a destra il bivio per la Val di Mello, proseguendo fino al
termine della strada nei pressi dei Bagni di Masino (ampio parcheggio).
Dove mangiare e dormire
Per le salite proposte, una base comodissima è il rifugio Luigi
Gianetti (m2534) di proprietà del CAI Milano tel.0342/645161 in val
Porcellizzo, dispone di 80 posti letto, apertura da fine giugno a fine
settembre.. Si raggiunge dai Bagni di Màsino in 2.30/3.30 ore. E’gestito
con amorevole perizia da Giacomo Fiorelli ( figlio del leggendario
Giulio, nota Guida di questi monti ). tel. 0342 641068 – 641070.In
inverno è sempre aperto il locale invernale Attilio Piacco con 15 posti
letto.
Dal parcheggio,
oltrepassare le costruzioni termali e un campo da tennis, sbucare nel
pianeggiante prato dove sulla sinistra idrografica del torrente inizia
il bel sentiero che porta in val Porcellizzo. ( cartelli indicatori ).
Un tratto nel bosco con vari tornanti, che all’inizio lambiscono una
spumeggiante cascata, e si esce ad una radura con baite e splendida
visione sui monti circostanti. ( Corte Vecchia 1405 m fontana) Poco
oltre si oltrepassano due massi che formano uno stretto tunnel, detto
localmente Le Termopili. Si risale il costone ora erboso sempre sulla
sinistra idrogr. fino ad un tratto pianeggiante con protezioni dove si
attraversa un corso d’acqua che proviene dalla remota e selvaggia alpe
Scione, sotto la cima del Cavalcorto, la bella montagna che è una sorta
di biglietto da visita della Valmàsino. Ancora tornanti e salite fino
all’ampio Pianone dell’Alpe Porcellizzo (1900m ) che come dice il nome è
una vasta zona erbosa pianeggiante, percorsa dal torrente con alcuni
meandri. Da qui le pareti rocciose che chiudono in alto la valle sono
veramente seducenti e invitano a raggiungerle come delle sirene
affascinanti e irresistibili. Il rifugio è visibile molto lontano con lo
sfondo del Badile. Una volta attraversato il torrente su un
caratteristico ponte una serie di dossi che sembrano non avere mai fine
ci porta direttamente sulla porta dell’agognata meta.
Cenni Generali
Le
vie presentate si sviluppano sullo stessa montagna ( Pizzo Cengalo 3367
m ), ma hanno caratteristiche diverse. Il volo del picchio, le
fessure del desiderio e Maloviento ,sono state aperte
utilizzando protezioni veloci ( friends e nuts ) e pochissimi chiodi
normali, non hanno protezioni fisse se non 1 cordone su spuntone e
qualche chiodo. Sono state aperte in poche ore. Don Carlos
è attrezzata con fix m10 inox in modo sistematico sulle placche e
per il resto nei punti più difficili. La fessura finale è da proteggere
integralmente. Su Carosello ci sono in tutto 7 spit, è
necessario sapersi proteggere con dadi e friends. Sullo Spigolo
Vinci si incontrano tanti chiodi, un numero molto superiore a
quelli usati dal suo primo salitore. Non tutti sono affidabili.
Da “Aria di Valtellina” pag. 121- Andrea Gobetti – Jacopo
Merizzi, G.Stefanoni editore Lecco

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Pizzo Cengalo m 3367 –
Prima Torre
spigolo S/W parete Est
1) Il volo del Picchio
Mario Sertori e Marco
Beltramini 4/7/97
Lunghezza
: 250 m
Difficoltà
: 6b+
Chiodatura
: in via 3 chiodi ( 2 di sosta )
Portare
: 1 set di stoppers + 1 di friends ( fino al 3.5 Camalot
) doppie le misure medie, qualche chiodo
Attacco
: presso l’inizio di una regolare fessura che in alto
diventa camino. Chiodo con cordino alla S zero. La
solare parete est del pilastro si raggiunge dal rif.
Gianetti in circa 0.45/1 ora percorrendo il primo tratto
del sentiero Roma verso il passo del Camerozzo. Giunti
poco sotto il piede dello spigolo Vinci, salire per erba
e morene nel vallone tra il Cengalo e i pizzi Gemelli
fino all’inizio di un pianoro nevoso in corrispondenza
della parete est della prima torre dello spigolo
Sud/Ovest
Discesa
: in doppia sulle calate attrezzate di Don Carlos
Nota
: via di stile classico con alcuni passaggi impegnativi,
in una lama fessura rossastra al 7° tiro L a via
percorre le placche esterne al camino con arrampicata
elegante fino alle difficili fessure finali che
rimangono leggermente esposte più a est della parete
principale e dello specchio con fessure degli itinerari
successivi
L1
Fessura rettilinea con chiodo e cordino
a 7/8 m da terra. Sosta su piccolo terrazzo. ( 40m )
L2
Superare una piccola strozzatura
verticale a sinistra e uscire su zona più adagiata. (
35m )
L3
A sinistra muretto e placca articolata
successiva. Si è ora sul bordo del profondo camino che
incide la parte mediana della parete. ( 30m )
L4-5-6
Tenere a sinistra del camino su placche
con lame superficiali, fino alla base del poderoso scudo
giallo finale. La sosta 6 è in corrispondenza di un
caratteristico naso di rocce scure, su un terrazzino
all’inizio di una lama fessura verticale. ( 90m )
L7
E’ il tiro chiave. Supera la verticale
lama/fessura con arrampicata atletica e sostenuta.(in
posto 1 chiodo di passaggio e 1 chiodo di sosta) (30m )
L8
Per una bella lama strapiombante si raggiungono rocce articolate e la
cima della Torre. ( 25m )
2) Le
fessure del desiderio
Mario Sertori, Marco
Beltramini e Gualtiero Colzada 5/7/97
Lunghezza
: 245 m
Difficoltà
: 6c
Chiodatura
: in via 2 chiodi di sosta
Portare
: 1 set di stoppers + 1 di friends ( fino al 3.5 Camalot
) doppie le misure grosse
Attacco
: In una regolare fessura 50 m a sx
della n°1 ( chiodo e cordone alla S0 )
Discesa
: in doppia su Don Carlos
Nota
: Interessante e solare
itinerario caratterizzato da roccia ottima ( tranne 2/3
metri dopo la S1 ) e da due spettacolari fessure molto
estetiche, nella parte finale del pilastro.
L1
fessura rettilinea. Sosta ad incrocio di
fessure. Sotto un notevole tratto aggettante. ( 40m )
L2
Superare il camino strapiombante a sx
che presto diventa larga fessura, entrando poi in un
diedro. (30m )
L3
Nel diedro con arrampicata atletica.
Sosta su uno spuntone all’inizio di una grande placca. (
30m )
L4
Superare la placca con lame superficiali
con andamento verso sinistra e da ultimo tornare a
destra. Sosta nei pressi di un grande masso appoggiato.
( 40m )
L5
Per un piccolo diedro e placche, verso
sx, fin sotto lo specchio finale con fessure
evidentissimo. E’ possibile utilizzare la sosta
attrezzata di Don Carlos, anche se rimane qualche metro
più in alto a sinistra. ( 35m )
L6
Per la bella fessura centrale su roccia splendida, con arrampicata
atletica.Sosta consigliata quella attrezzata di Don
Carlos al termine della fessura di sinistra. ( 35m )
L6 bis
Dalla sosta alla base dello
specchio finale, traversare un poco a destra e scalare
la sinuosa fessura di destra. Dopo alcuni metri
abbastanza impegnativi si gira leggermente a destra
dietro uno spigolo e sempre seguendo la spaccatura ora
più facile si raggiunge la sommità della Torre. ( 40m )
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3) Maloviento
Paolo Paggi e Mario
Sertori 18/3/99
Lunghezza
: 210 m
Difficoltà
: 6b
Chiodatura
: in via 1 cordone alla S1
Portare
: 1 set di friends e nuts
Attacco
: nel primo evidente sistema di fessure
a destra di Don Carlos
Discesa
: in doppia su Don Carlos
Nota
: bella salita interamente da
proteggere, roccia ottima tranne che in pochi metri
nella prima lunghezza.
L1
fessura rettilinea che in alto supera
dei tetti dai quali scendono strisce nere. Sosta sopra
il tetto a sinistra di un altro tetto con vene
aplitiche molto evidenti. ( 40m )
L2
Superare fessura/camino verticale
uscendo su zone più appoggiate. ( 25m )
L3
All’esterno ( sinistra ) di un camino su
lame fino alla cengia alla base di un grande placca. (
30m )
L4
Superare la placca con lame superficiali
in verticale fin sotto un grande tetto che arriva dallo
spigolo. Seguire delle fessure/lame sotto il tetto che
piegano decisamente a destra. Sosta su terrazzino
esposto. ( 40m )
L5 Per un piccolo diedro atletico verso sinistra su roccia bellissima.
Prendere delle lame verticali giallastre che portano
direttamente alla sosta attrezzata ( S5 ) di Don Carlos.
( 40m )
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4) Don Carlos
G. Maspes, M. Motto e G.
Ongaro 9/97
Lunghezza
: 250 m
Difficoltà
: 6b+/6c ( obbl.)
Chiodatura
: in via spit fix m10 inox soste attrezzate.
Portare
: 1 set di friends
Attacco
: all’estrema sinistra della parete,
appena a destra di un canale. Placca compatta con spit
visibili.
Discesa
: in doppia sulla via
Nota
: Bell’itinerario ben
protetto nei punti difficili anche se ha un obbligatorio
da non sottovalutare. (alcune cordate di climber
rampanti, sono state respinte dal primo selettivo tiro
di corda.) . Complessivamente un poco discontinua.
L1
Placca compattissima con vena bianca
trasversale. Passo chiave obbligato per uscire in sosta,
su piccola lametta da tirare con i piedi spalmati sulla
roccia. ( chiodo non troppo lontano dai piedi, ma che
non può essere di nessun aiuto nella progressione! ). (
40m)
L2
A sinistra scavalcando uno
spigolo arrotondato entrando su una seconda placca con
piccole fessure. ( 50m )
L3
Su roccia articolata e non difficile.
Dritto fino alla cresta. ( 40m )
L4
Sempre in cresta superando un tratto
molto ripido su roccia favolosa. ( 50m )
L5
In cresta su roccia articolata. ( 25m
)
L5 bis
Traversare
facilmente a sinistra scendendo alcuni metri fino alla
sosta attrezzata alla base della fessura di sinistra.
(15m )
L6 Dalla
sosta scalare la breve ma elegante fessura di sinistra
raggiungendo la sommità della Torre. ( 30m )
|
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Pizzo Cengalo m 3367 –
Punta Angela
parete S/W
5) Carosello
P. Vitali e S. Bramati
8/94
Lunghezza
: 300 m
Difficoltà
: 6b (5c/6a obbl.)
Chiodatura
: in via spit - soste attrezzate.
Portare
: 1 set di friends e nuts
Attacco
: seguire per un tratto il sentiero Roma
verso il rif. Allievi, passando sotto l’evidente ed
isolato sperone di Punta
Enrichetta, attraversare salendo verso l’evidente
anfiteatro posto sopra la
prima torre dello spigolo
S/W del Cengalo. Superati alcuni facili risalti rocciosi
dirigersi verso
un’evidente placca chiara
sovrastata da un tetto orizzontale.
Discesa
: in doppia sulla via
Nota
: gradevole itinerario
protetto solo nei punti difficili. Da preferire al
pomeriggio con il sole.
L1
Diedro fessura all’estremità destra di
un a grande placca sotto un evidente tetto. ( 40m )
L2
Sempre nella fessura con andamento a
sinistra fino ad un terrazzo con sosta ( chiodi a
pressione e spit di sosta ) ( 30m )
L3
Scalare la placca bella e delicata( spit
lontani ) placca compatta sotto il tetto. Traversare a
sinistra e con passi abbastanza atletici superare il
tetto. ( ben protetto - 40m )
L4
Superare la placca successiva a
fessurette e lame superficiali raggiungendo una grande
cengia orizzontale. ( 45m )
L5
Superare due tettini consecutivi, da
destra a sinistra e un muretto delicato con bellissima
arrampicata. ( 40m )
L6
A sinistra in un bel diedrino superficiale. ( 40m )
L7-8
In verticale su
fessure e lame di roccia molto bella fino alla sommità
della Punta Angela. ( sosta su spuntone cordoni di
calata ) ( 80m)
6) Spigolo Vinci
A. Vinci, E. Bernasconi
P. Riva 8/34
Lunghezza
: 350 m
Difficoltà
: VI (leggi 6a)
Chiodatura
: in via chiodi - soste attrezzate.
Portare
: 1 set di friends fino al 3 e nuts
Attacco
: come per la via precedente, poi in un
evidente diedro canale a destra con un masso
incastrato che porta in
cresta facilmente.
Discesa
: in doppia sulla via Carosello. Portando gli scarponi (
ramponi e piccozza eventualmente)si può proseguire fino
in cima alla montagna e scendere dalla via normale.
Nota
: Splendido itinerario di insuperabile
bellezza. Roccia fantastica esposizione notevole. Un
vero capolavoro della natura portato alla luce da uno
spirito libero e creativo qual è stato Alfonso Vinci.
La via di salita è
evidente e sbagliare risulta quasi impossibile. A destra
e più in basso dell’inconfondibile attacco di Carosello,
individuare un canale facile con masso incastrato
che porta in cresta. Dopo alcune facili lunghezze di
cresta si perviene al primo difficile tratto detto
schiena di mulo.E’ bellissimo su roccia favolosa dai
colori forti. Si supera tramite una fessura atletica. A
questo punto ci si sposta leggermente sul versante ovest
( sinistra ) contornando un salto prominente. Un piccolo
traverso ancora a sinistra e si è alla base di un diedro
nero con fessura abbastanza impegnativo. In cresta di
nuovo e un secondo splendido tiro di corda ( il
cosiddetto salto giallo ). Con due lunghezze più facili
ma molto belle in diedro superficiale a finissime
lamelle si tocca la sommità di Punta Angela.
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