NORVEGIA: IL GHIACCIO COLORATO DEI VICHINKI

NORWAY ICE CLIMBING

 

apparso su Pareti 54 inverno 2006/07    

Coste frastagliate, insenature strette incastrate le une nelle altre, fenditure nella terra che si allungano per chilometri nel territorio ghiacciato come crepe in un parabrezza. Distese infinite di boschi scuri tappezzate qua e là da grandi campi di neve. Immobilizzate dal morso tenace dei ghiacci, le imbarcazioni aspettano tempi migliori. Nei porti i rompighiaccio preparano piste per le navi in transito. Siamo nel grande Nord. Oslo è una bella città, ricca di storia e vestigia del passato. In un museo una nave vikinga trovata miracolosamente intatta, seppellita nell’argilla, mostra la perizia costruttiva di questi rudi naviganti che prima di Colombo raggiunsero le coste della America e sparsero il terrore in mezza Europa. E’ marzo e a questa latitudine il freddo è ancora intenso, le strade tenute sgombre dal ghiaccio a forza di sale non sono molto scorrevoli e i limiti di velocità non permettono trasferimenti veloci. Siamo diretti nella zona di Rjukan, una delle più frequentate dai cascatisti della Norvegia. Al nostro arrivo il sole sta calando lasciando rapidamente il posto a ombre cupe: io sbaglio strada e mi ritrovo a vagare tra enormi magazzini industriali. Che cavolo di posto è mai questo? mi domando: capannoni giganteschi, officine e depositi di materiali… Rjukan infatti è un polo energetico importante della Norvegia, dove viene prodotta una gran quantità di energia elettrica grazie ad un’enorme centrale poco lontana dal centro. Imboccata finalmente la retta via ci troviamo in un villaggio variopinto, con alcune grandi cascate di ghiaccio sopra le case. Pochi chilometri a ovest, ha inizio una profonda forra rocciosa in cui scorre il fiume, costellata su entrambi i versanti da una moltitudine di colate. All’inizio della gola un ponte che oscilla su cavi metallici permette l’accesso alla centrale di Vermok, conosciuta in tutto il paese per la sua storia. Durante la seconda guerra mondiale i nazisti invasero la Norvegia e qui realizzarono un laboratorio dove sviluppare le ricerche sull’acqua pesante per la costruzione della bomba atomica. Con una serie di audaci azioni, i servizi segreti inglesi, coadiuvati dalla resistenza locale, riuscirono a sabotare il progetto. A ricordo di questa azione eroica che vide i norvegesi protagonisti, rimane oggi un museo presso la centrale di Vermok. Una colata di ghiaccio nelle vicinanze è stata chiamata Sabotorfossen (cascata dei sabotatori) e alla sua base troviamo un groviglio immenso di cavi, metalli vari e rifiuti industriali che lì sono finiti in seguito alle esplosioni belliche. Se da un lato sono una testimonianza degli eventi del passato, dall’altro danno un senso di squallore a un luogo per altri versi affascinante. Dalla strada che percorre il versante al sole ammiriamo le cascate dell’opposta sponda che ci sembrano abbastanza normali, classiche per intenderci. Noi siamo arrivati fin qui per l’immagine di una colata spettacolare, ripresa da un maestro della fotografia come Pascal Tournaire, e non ci scomponiamo fin quando vediamo lei, Lipton, la regina del colore. Sta aggrappata a una parete di rocce scure e sembra prendere da queste la tonalità forte che la contraddistingue, facendola apparire come una lingua sulfurea eruttata direttamente dal mondo ipogeo, o che siano scherzi dell’acqua pesante? E’ splendida e terribile, e a prima vista è inscalabile a causa di un gran tetto di ghiaccio, originatosi dal crollo della prima stalattite, che ha lasciato una cicatrice nei ghiacci ancora sanguinanti. Ma il trucco c’è, anche se non si vede. Dal parcheggio scendiamo veloci nel fondo della gola. Lipton è lì a due passi, che difende con denti affilati e decisi il suo territorio. Alcuni metri atletici di roccia separano dalla prima esile lingua di ghiaccio, poi un profondo diedro camino verticale mi porta in una angusta nicchia sotto un gran tetto roccioso, dove faccio sosta prima di sbatterci la testa. Giuliano mi raggiunge alla scomoda fermata, è agitato, ha fretta di capire quello che lo aspetta. Infatti da qui la progressione sembra preclusa, perchè una sottile colata verticale va a morire sotto il gran taglio dovuto al crollo della stalattite e il passaggio per issarsi sopra si presenta complicato. Il mio amico inizia il traverso sfiorando il ghiaccio per non irritarlo, mette qualche chiodo che gratta la roccia e, con una gran trazione sulle braccia a piedi penzolanti nel vuoto, chiude con un bloccaggio rabbioso il conto con il tratto aggettante. “Finalmente ti è servito per qualcosa di utile tutto quell’allenamento sul pannello”, gli grido. Anche la candela superiore è esigente, ma meno atletica e mi regala un tiro di gran classe. Un altro pezzo da novanta di quest’area è Juvsoila, la sorella più robusta di Lipton, un poco più a valle in una gola secondaria, fronteggiata da Trappfossen, un’obesa ma simpatica colata che sa di essere meno ambita della vicina e strizza l’occhio al viandante. Juvsoila è affascinante, sembra una sottana color carne, stesa sopra un’alta parete scura e repulsiva. Per arrivare al gran candelone ci tocca superare un esposto traverso roccioso, in quanto la parte bassa è priva di ghiaccio. Una volta aggrappati alle gonne della signora, la scalata si rivela entusiasmante e molto continua, sempre verticale e con passaggi atletici nel superamento di tratti simili a sputi gelati. L’esposizione e le tinte forti di questo muro ci scuotono nel profondo. Dopo tanto freddo e ombra decidiamo di scaldarci le ossa su un itinerario molto ben soleggiato sopra le case. Il salto di versante ci fa passare dal ghiaccio durissimo e fragile dei meno 20 gradi di Lipton a una temperatura gradevole, fin troppo gradevole: la colata sembra una granita per cui presto grande attenzione nel posizionare i chiodi e soprattutto a non fare passi falsi. È una liberazione quando getto le doppie nel vuoto al grido di “Abalakov uber alles”!

 

 

 

NORVEGIA SCHEDA TECNICA

 

Come raggiungerla: voli Ryanair estremamente convenienti dall’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio o di Pisa a quello di Torp (vicino Oslo), dove è possibile noleggiare la macchina. Rjukan si trova a circa 170 km a ovest di Oslo, calcolare circa tre ore dall’aeroporto. Le strade sono tenute ben sgombre dalla neve. Attenzione ai severi (e rispettati) limiti di velocità.

Sistemazioni: la Norvegia è un paese molto caro. La soluzione migliore e più economica è quella di affittare un bungalow a Rjukan Hytteby, (tel. + 47 35 09 01 22; www.rjukan-hytteby.no/), appena fuori dalla cittadina, nei pressi del fiume e vicino alla piscina. Si tratta di piccole costruzioni sul modello delle case degli operai della centrale del secolo scorso. Può esserci affollamento nei fine settimana. Spesa alla Coop, nel centro del paese. Tener presente comunque che, utilizzando un volo low cost e non facendo vita mondana, una settimana in Norvegia non costa più dell’equivalente periodo in una qualsiasi località delle Alpi.

Periodo: si può scalare da ottobre a fine aprile; dicembre e gennaio sono i mesi più rigidi. Da fine febbraio le temperature si fanno più accettabili e le giornate più lunghe permettono di arrampicare con più tranquillità.

Materiali: attrezzatura normale da cascata. Per le colate di cui alle relazioni gli sci non servono.

Lingua: si parla inglese ovunque

Siti web utili : www.mountain-environment.com/rjukanguide.html

Topos: molto utile e comprensibile la recentissima guida di John Haukassveen e Tom Atle Bordevik: “Heavy Water” - Rockfax.com edizioni, con tante foto che mostrano le colate e descrizioni chiare degli accessi. È reperibile nel negozio di articoli sportivi di Rjukan

 

 

Le cascate

 

 

1) Vemorkbrufoss Vest                            

Difficoltà: 5

Lunghezza: 100m

 

2) Sabotorfossen                                      

Difficoltà: 4+

Lunghezza: 150m

 

3) Juvsoila                                                

Difficoltà: 6

Lunghezza: 200m

 

 

4) Trappfossen

Difficoltà: 3+

Lunghezza: 150 m

 

5) Lipton                                                   

Difficoltà: 7

Lunghezza: 180m

 

6) Verdens ende

Difficoltà: 4

Lunghezza: 150m

 

7) Fossekjerringa

Difficoltà: 5

Lunghezza: 100m

 

 

8) Fabrikkfossen

Difficoltà: 3

Lunghezza: 350m

 

 

9) Svingfossen

Difficoltà: 4

Lunghezza: 20 m

 

 

10) Ett konstverk….

Difficoltà: 4

Lunghezza: 15 m

 

AREA DI MISTO DI KROKAN

 

Dal parcheggio di Lipton continuare brevemente a piedi lungo la strada 37 e imboccare una strada sulla sinistra chiusa da una sbarra. Seguire il sentiero per 5 minuti fino alla base di varie e accattivanti linee di misto, affiancate da altre di solo ghiaccio, in un bell’ambiente isolato e tranquillo. Innumerevoli possibilità di varia difficoltà, in genere non molto lunghe, ben attrezzate a spit.

 

       LIPTON Lipton

 

       juvsoila Juvsoila

 

       krocan area Krocan

 

        Vemorkbrufoss Vest 

            Vemorkbrufoss Vest 

 

      

 

       Lipton Lipton

 

         Lipton

     

   
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